Storia di un amore: ricordi che non andranno perduti
febbraio 08 , 2018 fidanzamento matrimonio racconti

Storia di un amore: ricordi che non andranno perduti

Vi è mai capitato di svegliarvi insolitamente tristi o stanchi, senza un motivo preciso? D’altronde a chi non capita? Be’, per quanto mi riguarda, quando accade nulla è meglio di una passeggiata e di un buon caffè.

Perché vi chiedo questo? Semplice. A volte quando meno ce lo aspettiamo, accade sempre qualcosa di insolito. Proprio qualche giorno fa, mentre aspettavo che si liberasse un tavolo per sorseggiare il mio caffè – fuori pioveva, era proprio una pessima giornata – una signora, della bellezza di 97 anni, mi ha fatto cenno di accomodarmi al suo tavolo sentenziando: “Chi beve il caffè in piedi, muore povero”. Non potevo esimermi dall’accettare l’invito. Tra una chiacchiera e l’altra, la signora mi chiese quale fosse il mio lavoro, risposi che organizzo matrimoni e la signora si illuminò e iniziò il suo splendido racconto:

Ho 97 anni, sono nata e cresciuta durante la guerra. Erano anni difficili, non c’erano soldi, non c’era cibo. La mia città fu ridotta ad un cumulo di macerie ma nonostante tutto questo, ho vissuto felice e ricca perché ho potuto conoscere il mio Grande Amore! Eravamo innamorati, noi, due innamorati veri! Al giorno d’oggi non esistono più amori come quello che provavamo noi l’uno per l’altra.

Lui era un militare, io una giovane ragazza perdutamente innamorata di lui. Fu un incontro semplice: camminavo per strada con mio fratello e mia sorella e ci imbattemmo in questi giovani soldati e tra noi nacque subito una splendida amicizia. Passammo diverse serate tutti assieme, ballavamo, cantavamo: bastava un disco ed era subito festa. Non avevamo bisogno di grandi cose per essere felici.

 

La vita non è sempre stata benevola con noi. La guerra mi portò via mio fratello, fu un momento molto difficile per la mia famiglia e in quel periodo pure mio padre dovette lasciarci per cercare lavoro in Germania e riuscire così ad aiutare la famiglia.

L’ 8 settembre del 1943 a causa del tradimento di Mussolini nei confronti di Hitler, dovemmo nascondere i nostri amici militari in casa e li vestimmo da civili con il guardaroba di mio fratello, per dar loro la possibilità di tornare a casa. Naturalmente Lui rimase con noi.

Non ci dichiarammo mai. Ci parlavamo con gli occhi e fu proprio dopo un lungo ed intenso sguardo che ricevetti il mio primo bacio. Lo pregai di chiedere a mia madre che ci desse la sua benedizione e lei rispose che aveva perso un figlio ma che grazie a Lui, ne aveva ritrovato un altro. Molto diversa fu la risposta di mio padre, che maledì il treno che lo portò a casa nostra.

Quando dovette tornare a casa, ci fu una lunga corrispondenza tra noi che durò 7 interminabili anni. Io ero la sua Bebi, Lui il mio Bubi.

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Ogni giorno mi scriveva ed ogni giorno io correvo incontro al postino per essere la prima a leggere quelle lettere che ovviamente nascondevo per non doverle dare ai miei genitori. Sfortunatamente, mio padre scoprì la corrispondenza e mi fece bruciare tutte lettere che ora restano solo nella mia memoria.
Mio padre all’epoca aspirava per me la vita ecclesiastica: per una suora in convento il pane era assicurato e noi avevamo tutti una gran fame. La guerra aveva colpito profondamente.

Il mio primo regalo fu una splendida acqua marina che custodisco ancora gelosamente. Me la diede in mano dentro una scatolina ma di nascosto, perché quelli erano soldi “rubati” al cibo! Gli anelli non si potevano mangiare, non c’erano gioielli per nessuno durante la guerra, o quasi…

Il 18 maggio 1950 finalmente ci sposammo.

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Io facevo l’infermiera e una signora che avevo assistito durante la sua malattia, per sdebitarsi, confezionò il mio abito da sposa mentre mia madre cucì la mia sottoveste con della seta pregiata del Giappone (anche questo dono di un mio caro paziente).

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Non ci fu rinfresco, non ci fu nulla, tornammo a casa a piedi dalla chiesa. Eravamo solo noi ed i nostri cari e questo era tutto quello di cui avevamo bisogno. Non cambierei nulla del mio matrimonio.
Il nostro viaggio di nozze ci fu regalato dalle Ferrovie dello Stato dove il mio Bubi lavorava: 2 biglietti per Milano.

La prima notte di nozze dormimmo assieme tenendoci la mano per tutta la notte. Dietro ogni difficoltà e disgrazia che abbiamo vissuto – la guerra, la morte, la fame, la povertà – c’era il nostro grande amore a sostenerci.

Io sono vecchia, ho 97 anni, e sono ormai parecchio avanti con l’età, non pretendo che qualcuno mi ricordi ma se la mia storia, grazie al tuo racconto, riuscirà a scaldare il cuore a qualcuno o a renderlo meno disilluso nei confronti dell’amore, ecco, per me sarà abbastanza.

Non potevo non condividere con voi questa splendida storia d’amore! Spero che ora possa abitare la memoria di tutti coloro che la leggeranno… Le favole esistono.